PORCELLANUS
- 2023 -
dichiarazione di progetto
PORCELLANUS nasce dall’incontro tra due materiali che appartengono a mondi apparentemente inconciliabili: la porcellana, fragile e intima, e il marmo, solido e monumentale. Attraverso un processo di messa in scena fotografica con l'AI, il progetto esplora come questi elementi, pur posti agli estremi della percezione sensoriale, condividano un medesimo impulso verso la forma, l’armonia e la trascendenza.
Gli oggetti in porcellana vengono sottratti alla loro funzione quotidiana e collocati in ambienti simbolici dominati dalla presenza del marmo. Colonne, basamenti e strutture architettoniche dialogano con superfici delicate, curve morbide e decorazioni minuziose; ciò che nasce come utensile domestico si trasforma in presenza scultorea, mentre il marmo, ridotto a frammento o cornice, perde la sua monumentalità per diventare segno, ritmo, risonanza visiva.
Questo contrasto genera un territorio di attraversamento: la porcellana acquista un’aura di sacralità, mentre il marmo si fa più leggero, quasi protettivo. Le fotografie non documentano semplicemente un allestimento: mettono in scena una metamorfosi della materia, in cui ogni superficie diventa metafora di uno stato interiore. La delicatezza non è debolezza, la massività non è dominio; l’una e l’altra convergono in una forma di equilibrio che appartiene alla sensibilità umana prima che alla materia.
PORCELLANUS interroga il nostro rapporto con gli oggetti e i materiali, proponendo una riflessione sulla loro capacità di custodire memoria, tradizione e sapere tecnico. Ma, soprattutto, suggerisce che la vera forza dell’arte risiede nella trasformazione: un processo in cui la materia viene accolta, disciplinata e superata, fino a diventare veicolo di un significato che non appartiene più al suo peso, alla sua rigidità o alla sua fragilità, ma alla visione che l’ha generata.
In questo dialogo tra l’intimo e il monumentale, tra luce e densità, tra oggetto e simbolo, PORCELLANUS propone una poetica dell’elevazione: uno spazio in cui l’essere umano riconosce se stesso nella materia che trasforma, e attraverso di essa, si lascia trasformare.
project statement
PORCELLANUS is born from the encounter between two materials that belong to seemingly irreconcilable worlds: porcelain—fragile and intimate—and marble—solid and monumental. Through a photographic staging process with AI, the project explores how these elements, though positioned at opposite ends of sensory perception, share the same impulse toward form, harmony, and transcendence.
Porcelain objects are removed from their everyday function and placed within symbolic environments dominated by the presence of marble. Columns, plinths, and architectural structures converse with delicate surfaces, soft curves, and meticulous decorations; what originates as a domestic utensil transforms into a sculptural presence, while marble—reduced to fragment or frame—loses its monumentality to become sign, rhythm, and visual resonance.
This contrast generates a threshold space: porcelain acquires an aura of sacredness, while marble becomes lighter, almost protective. The photographs do not merely document an arrangement; they stage a metamorphosis of matter, where every surface becomes a metaphor for an inner state. Delicacy is not weakness, and mass is not dominance; instead, they converge into a form of balance that belongs to human sensitivity before belonging to matter itself.
PORCELLANUS questions our relationship with objects and materials, offering a reflection on their ability to hold memory, tradition, and technical knowledge. But above all, it suggests that the true strength of art lies in transformation: a process in which matter is welcomed, disciplined, and ultimately transcended, becoming the vehicle of a meaning no longer tied to its weight, rigidity, or fragility, but to the vision that generated it.
In this dialogue between the intimate and the monumental, between light and density, between object and symbol, PORCELLANUS proposes a poetics of elevation: a space in which the human being recognizes themselves in the matter they transform, and through it, allows themselves to be transformed.








