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vertitas statement - Marco Simonelli - Formalux

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VERITAS

L’Esistenza non coincide mai pienamente con la forma attraverso cui si manifesta.

Se l’immagine è soltanto una manifestazione parziale di ciò che esiste, anche la verità non può essere esaurita da ciò che appare.
Veritas nasce da questa tensione. La fotografia non viene utilizzata per documentare la realtà, ma per interrogarne i limiti. Nel corso della serie, la stabilità dell’immagine viene progressivamente messa in discussione: le forme perdono la loro certezza, la materia si dissolve e i confini tra presenza e assenza, identità e trasformazione, visibile e invisibile diventano sempre più incerti.

La verità non viene cercata dietro l’immagine, come se una realtà nascosta attendesse di essere scoperta. Emerge invece dall’impossibilità di una singola forma di contenerla completamente. Ciò che si dissolve non è l’Esistenza stessa, ma l’illusione che essa possa essere rappresentata in modo definitivo.

Ogni fotografia diventa una soglia in cui l’immagine rinuncia alla propria certezza descrittiva e apre uno spazio alla conoscenza. La materia si frammenta, le identità diventano instabili e la realtà cessa di presentarsi come qualcosa di fisso. L’incertezza non è quindi assenza di verità, ma la condizione attraverso cui la sua natura inesauribile diventa percepibile.

La fotografia non rivela una verità definitiva. Rende visibile il limite di ogni rappresentazione e, attraverso quel limite, permette di percepire ciò che continua a esistere oltre ciò che l’immagine può contenere.

La stessa condizione appartiene all’arte stessa. Come l’Esistenza, un’opera d’arte non si manifesta mai completamente a chi la incontra. Ciò che vediamo è soltanto una delle sue possibili manifestazioni: qualcosa rimane sempre oltre il visibile, continuando a emergere attraverso ogni nuovo incontro con l’immagine.

La verità non coincide con ciò che vediamo. Abita ciò che continua a manifestarsi oltre ogni immagine.

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