FORMAE VITAE
La Vita non ha bisogno di un’identità per manifestarsi.
Prima di un nome, prima di un volto, prima della consapevolezza di essere qualcuno, la Vita già esiste. Si muove attraverso la materia, assume una forma e rende possibile la presenza. L’identità appartiene a un processo successivo: prende forma attraverso l’Esistenza, attraverso il nostro rapporto con il tempo, con il mondo e con ciò che incontriamo mentre diventiamo ciò che siamo.
Formae Vitae esplora questa condizione primordiale. Il volto scompare perché non è ancora necessario. Liberata dalla possibilità del riconoscimento individuale, la figura umana non rappresenta più qualcuno, ma diventa una delle forme attraverso cui la Vita assume temporaneamente forma.
Gesti, posture, movimenti e materia non definiscono un carattere né costruiscono una narrazione. Rendono percepibile una presenza che non possiede ancora un’identità determinata: una forma vivente che contiene la possibilità dell’individuo senza ancora coincidere con esso.
La sottrazione del volto diventa così una condizione dell’indagine. Rimuovendo ciò che normalmente ci permette di riconoscere l’altro come individuo, la fotografia orienta lo sguardo verso qualcosa di più elementare: la manifestazione della Vita prima che l’Esistenza le conferisca una storia, una coscienza e un’identità.
Ogni opera osserva una diversa possibilità di questa manifestazione. Il corpo appare come una forma transitoria, una condizione attraverso la quale la Vita entra nel visibile e inizia il proprio percorso attraverso l’Esistenza.
Formae Vitae interroga così il confine tra essere vivi ed essere qualcuno.
Se la Vita ci dà una forma, è attraverso l’Esistenza che diventiamo ciò che siamo.