IL MIO ARTIST STATEMENT
La mia ricerca artistica è guidata da una sola domanda:
Come si manifesta l'Esistenza?
Da oltre vent'anni questa domanda guida ogni progetto che sviluppo.
La mia ricerca non è definita dall'applicazione di un metodo, ma dalla continuità di un'indagine intellettuale. La fotografia non è l'oggetto di questa ricerca. È il linguaggio attraverso cui essa diventa percepibile.
Sebbene ogni progetto sviluppi un proprio linguaggio visivo, tutti rimangono radicati nella stessa ricerca e sono sostenuti da una coerente grammatica visiva. Sottrazione, addizione, ricostruzione, stratificazione e ogni altra metodologia percettiva non sono scelte stilistiche né effetti tecnici. Sono linguaggi artistici intenzionali, sviluppati per rivelare ciò che ogni indagine cerca di comprendere.
I progetti sviluppati nel corso degli anni non costituiscono corpi di lavoro separati. Insieme formano un'unica ricerca, la cui diversità riflette una convinzione fondamentale: nessun singolo linguaggio visivo può indagare pienamente la complessità dell'Esistenza.
Nel corso di questo percorso ho progressivamente riconosciuto ciò che definisco L'Eccesso dell'Immagine.
Ogni immagine contiene una dimensione che eccede sia ciò che rappresenta sia le intenzioni del suo autore. Essa stabilisce relazioni, trasforma la percezione e continua a generare significato oltre ciò che è immediatamente visibile.
La fotografia cessa così di essere un mezzo di rappresentazione. Diventa uno strumento intellettuale attraverso cui la percezione stessa può essere interrogata, permettendo a differenti manifestazioni dell'Esistenza di emergere.
Le mie opere non sono concepite semplicemente come fotografie, ma come esperienze capaci di entrare in dialogo con chi le osserva e con gli spazi che le accolgono. In questo dialogo, l'opera non si limita ad abitare uno spazio: ne trasforma la percezione.