LIBERTA' DISTOPICA (UTOPIE AL NEGATIVO)
Dystopian freedom (negative utopias)
- 2013 -
dichiarazione di progetto
LIBERTÀ DISTOPICA nasce da una riflessione personale su ciò che considero una delle contraddizioni più profonde del nostro tempo: vivere in un mondo che si proclama libero, ma che produce forme sempre più sottili di oppressione. Non credo che si nasca liberi. Credo piuttosto che la libertà sia una scelta, una tensione costante, qualcosa che si conquista e si difende ogni giorno, anche a costo di andare controcorrente.
Attraverso questo progetto cerco di interrogare l’idea di libertà come atteggiamento mentale, prima ancora che come condizione fisica. Le catene più difficili da spezzare non sono visibili: sono fatte di ignoranza, rassegnazione, pregiudizio e adesione passiva al pensiero dominante. È in questa accettazione silenziosa che riconosco la vera distopia.
Fotografare diventa per me un atto critico, uno strumento per mettere in discussione le ideologie, le mode e i meccanismi di consenso che anestetizzano il pensiero. Utopie al negativo non descrive un futuro lontano, ma un presente che spesso preferiamo non riconoscere, perché troppo familiare.
Per me essere liberi non significa l’assenza di vincoli, ma la capacità di assumersi la responsabilità del proprio sguardo sul mondo. Significa valorizzare la propria condizione umana attraverso il dubbio, la consapevolezza e una posizione critica e costruttiva nei confronti della società. In questo senso, la libertà non è un traguardo, ma una scelta radicale: vivere – e, se necessario, morire – senza rinunciare al pensiero.
In questo lavoro non cerco soluzioni né vie di fuga. Fotografare diventa un atto di resistenza personale: un modo per rallentare, per restare dentro il disordine senza accettarlo come normale. Per me, essere liberi significa preservare la possibilità del dubbio, anche quando tutto intorno spinge verso l’adesione automatica. La libertà, qui, non è una conquista visibile, ma una scelta interiore che va rinnovata continuamente, controcorrente.
Project Statement
DYSTOPIAN FREEDOM was born from a personal reflection on what I consider one of the deepest contradictions of our time: living in a world that claims to be free, yet produces increasingly subtle forms of oppression. I don't believe we are born free. Rather, I believe that freedom is a choice, a constant tension, something we earn and defend every day, even at the cost of swimming against the grain.
Through this project, I seek to question the idea of freedom as a mental attitude, even before it becomes a physical condition. The most difficult chains to break are not visible: they are made of ignorance, resignation, prejudice, and passive adherence to the dominant thought. It is in this silent acceptance that I recognize true dystopia.
For me, photography becomes a critical act, a tool for questioning the ideologies, trends, and consensus mechanisms that numb thought. Negative Utopias does not describe a distant future, but a present that we often prefer not to recognize because it is too familiar.
For me, being free doesn't mean the absence of constraints, but the ability to take responsibility for one's own view of the world. It means enhancing one's human condition through doubt, awareness, and a critical and constructive stance toward society. In this sense, freedom is not a goal, but a radical choice: to live—and, if necessary, die—without renouncing thought.
In this work, I don't seek solutions or escape routes. Photography becomes an act of personal resistance: a way to slow down, to remain within the chaos without accepting it as normal. For me, being free means preserving the possibility of doubt, even when everything around us pushes toward automatic compliance. Freedom, here, is not a visible conquest, but an internal choice that must be continually renewed, against the grain.









